Tuesday, May 29, 2007

Tecniche di mercato

La classe del 2007 si e' appena diplomata e qui in Columbia gia' fervono i preparativi per l'arrivo, ad Agosto, dei ragazzi della classe del 2009. Tra le tante cose che stanno accadendo, una senz'altro ha degli spunti interessanti. In questi giorni le nostre caselle di posta elettronica sono inondate da messaggi dei ragazzi del 2007, che stanno cercando di vendere libri, TV, Hi-fi, letti, poltrone, sofa' e chi piu' ne ha piu' ne metta... infatti molti lasceranno a breve New York e preferiscono sbarazzarsi dei "ricordi" dei due anni di MBA, piuttosto che dover affittare due U-haul per poter liberare gli alloggi universitari.

Fatto sta che noi del 2008 tipicamente non abbiamo bisogno di nulla, visto che abbiamo gia' provveduto lo scorso anno alle varie necessita' per la casa. Chi potrebbe essere interessato alla maggior parte degli articoli in vendita, facilmente non e' ancora arrivato a New York: i ragazzi del 2009, arriveranno non prima di fine luglio. Questi due mesi di buco tra chi ha terminato e chi deve iniziare il master sono causa di inefficienza, perche' costringono un venditore, che abbia fretta di realizzare, a svendere i propri articoli.

Come rendere il "mercato" piu' efficiente? Beh, il buon Lello ci ha pensato su e pare abbia deciso di comprare due TV. Non che ne abbia bisogno, si limita a fare da tramite tra domanda e offerta. Suo obiettivo dichiarato, ovviamente, e' "buy-low-sell-high", comprare ad un prezzo inferiore a quello a cui vendera' tra un paio di mesi ai nuovi arrivati.

Insomma, Lello sta ripristinando l'efficienza walrasiana nel mercato della roba usata; anche se ad essere onesti il battitore d'asta walrasiano garantirebbe competizione perfetta (ossia perfetta informazione e nessun costo di transazione), ma, grazie al buco temporale, ecco spuntare l'opportunita' di qualche profitto! Attenzione pero', potrebbe anche essere che quello che si e' comprato non sia poi facilemente rivendibile.

Mi auguro di non aver imparato solo questo dal primo anno MBA, altrimenti sto buttando palate di biglietti verdi fuori dalla finestra! Le teorie economiche di Walras le avevo gia' studiate all'universita'... e io sono un ingegnere!!!

Con il solito sarcarsmo,
il Vostro bugia nén

Monday, May 21, 2007

Una Luna sempre piu' Rossa

E' bene non farsi prendere troppo dall'euforia, visto che c'e' ancora molta strada da fare... ma questa Luna Rossa mi e' piaciuta davvero. Dopo quella seconda regata da infarto, con una condotta di gara quantomeno strana, un minuto su Oracle sperperato... lo yacht italiano si e' un po' piu' fedelmente attenuto alla regola del match race e, sfoggiando partenze spettacolari e una miglior andatura di bolina, si e' adattato alla "valza", come dice l'immenso Cayard, ossia a marcare l'avversario, soprattutto nei lati di poppa.

Bene cosi', dieci giorni per migliorare ancora la barca e lanciarsi nella sfida per la vittoria in Vuitton Cup, il lasciapassare per tentare l'impresa...

Vi lascio con qualche immagine spettacolare... che bella la vela!


Friday, May 18, 2007

Letture interessanti

Devo dire che quest'anno accademico mi ha dato l'occasione di concentrarmi su alcune letture, che ritengo abbastanza significative per capire il nostro tempo, le cose giuste e quelle meno che sono state compiute (principalmente nel mondo degli affari) e gli insegnamenti che il passato ci puo' fornire.

Vi lascio i titoli di tre libri, un paio un po' voluminosi, che ho trovato estremamente interessanti:
Barbarians at the gate: The fall of RJR Nabisco, di Burrough & Helyar
When genius failed: The rise and fall of Long-Term Capital Management, di Lowenstein
Diplomacy, di Kissinger

il Vostro bugia nén

Thursday, May 17, 2007

Nel blu, dipinto di blu

Oggi sono stato in volo con Franco e Dario... una semplice frase: troppo bello! Vi allego alcune foto... mi sono divertito quasi quanto andando in barca!

Vi faccio notare l'inusuale inquadratura sulla Sacra di San Michele, all'imboccatura della Val Susa e la virata a 60 gradi sopra l'autofrejus.

il Vostro bugia nén










Tuesday, May 15, 2007

Non farsi sedurre dalla piazza

Non entro nel merito di nessuna delle discussioni in scena in questi giorni, mi limito solo a leggere alcune dichiarazioni, che, a mio parere, hanno dell'incredibile. Sentite questa: "a Fassino che difende la legge e promette di cercare un punto di incontro tra le richieste dei cattolici e quelle dei laici di piazza Navona, ai prodiani che con Monaco gridano alla «strumentalizzazione» della manifestazione e difendono le ragioni dei credenti come quelle dello Stato laico, [fa] da contraltare .... il presidente della Camera Bertinotti, che non si [fa] sedurre dalla piazza e da «una manifestazione fuorviante» perché «la gente è davvero un'altra cosa»".

Ma non e' proprio lui quello che scende in piazza, che e' cresciuto politicamente vivendo sulla piazza e sul suo umore? Come sempre evviva la coerenza!

il Vostro bugia nén

Monday, May 14, 2007

Una bella Luna

Si e' appena conclusa la prima regata di semifinale della Vuitton Cup... e Luna Rossa ha iniziato col piede giusto. Devo dire che mi e' venuto un mezzo coccolone a vedere quello che hanno rischiato di combinare nella prima poppa!

Per fortuna, in bolina sembrano piu' bravi degli americani. Per chi ha seguito la regata, credo possiate tutti concordare, che sono stati novanta minuti di passione e sofferenza!

il Vostro bugia nén

Thursday, May 10, 2007

A proposito di vela

Il sipario si e' definitivamente chiuso sul primo anno di master; l'estate portera' il nuovo lavoro e chissa' quali altre sorprese... come diciamo noi, speroma bin. Io, come sempre, rimango fiducioso del fatto che alcuni tasselli di questa mia vita strampalata prima o poi si sistemino.

Ora vi sto scrivendo dal suolo patrio, fresco d'arrivo... e mi pare giusto, visto che la stagione velica e' iniziata e da quasi un mese sto seguendo in modo maniacale la Coppa America, fare un accenno ad un videogioco che mi ha tenuto parecchio sveglio in queste ultime due settimane (sto marciando spedito verso i 30, ma in fin dei conti mi sento ancora un 18enne): Virtual Skipper 5, il gioco ufficiale della 32esima America's Cup. Se avete il broadband, si puo' scaricare da internet a circa €40 ($49.9 - http://www.dde.it/vsk5/downloads/index.asp), altrimenti usate il tradizionale sistema di recarvi in negozio.

Il gioco mi ha letteralmente appassionato, la grafica e' molto curata, cosi' come l'aspetto simulativo... anche se c'e' qualche carenza sugli aspetti dei salti di vento, le immagini a campo largo non danno l'impressione di dove il vento stia girando, come invece in realta' spesso si puo' intuire. Questo comporta un certo fattore c.u.l.o. nell'azzeccare il salto, a scapito del rivale di regata. Gli sviluppatori potevano fare anche qualcosa di meglio in termini di imbarcazioni a disposizione; tolti gli scafi di America's Cup, non e' che ci sia una scelta grandissima a disposizione.

Semplicemente strepitosa, invece, la modalita' per giocare in linea. Sara' che siamo in anno di America's Cup, ma online ci sono moltissimi giocatori e ci si diverte molto... e poi si possono organizzare sfide all'ultima virata/strambata con gli amici!

Consentitemi di terminare con un messaggio sentimentale e, in quanto tale, utopico... volete mettere la sensazione di timonare la nostra amata Luna Rossa e battere Alinghi in finale? Risultato gia' ottenuto due volte... almeno nel mondo virtuale gli svizzeri/neo-zelandesi paiono battibili!

Buon vento a tutti,
il Vostro bugia nén

Friday, May 04, 2007

Guida culinaria - Capitolo III

Mi pare d'uopo una review del sushi bar dove sono stato piu' di frequente, da che mi sono trasferito a New York. Il posto si chiama Tomo Sushi & Sake Bar, su Broadway tra la 110a e la 111a strada (insomma, a due passi dall'universita').

Il posto non ha nulla di pretenzioso, ma la varieta' e' buona, sushi, sashimi e tempura sono piu' che dignitosi, nonostante qui sull'East Coast la maggior parte del pesce che ci viene propinato sia d'allevamento! Il pollo teriyaki e' molto buono e dal sushi bar, gli chef propongono alcuni rolls interessanti, quanto a combinazione di gusti e sapori.

Personalmente vi suggerisco una scelta tra i sushi special, in particolare a me piace molto il Volcano roll, e la Tomo box; se siete amanti degli esperimenti, invece, dovete andare con le scelte degli chef. Il tutto annaffiato con una buona birra Kirin o con l'ottimo sake della casa.

Servizio: 3 stelle, cibo: 4.5 stelle, sake/birra: 4 stelle, per un totale di quasi 3.5 stelle.

Wednesday, May 02, 2007

Un angolo di Torino nella Grande Mela

Alla faccia del fatto che siamo dei bugia nén... e che non abbiamo idee vincenti in fatto di business. Conosco molto bene il gelato di Grom, e consiglio a chiunque di provarlo (stanno aprendo un sacco di punti vendita anche in Italia).

Ora tentano il salto e aprono qui a New York (inaugurazione sabato 5 maggio). Da non perdere!

Vi allego l'articolo apparso ieri sul NY Times.

2 Turin Gelato Men, Hoping New York Will Melt

TURIN, Italy

A few years ago Guido Martinetti, a young winemaker here, noted to a friend, Federico Grom, that Italy suffered from an odd market gap. Its gelato was plenty good, he observed, but few made it the way Italians approach food and wine generally: with only fresh seasonal products, the highest-quality ingredients and handmade care.

“I forgot what I said to Federico,” Mr. Martinetti, 32, said. “But a week later he came back with a business plan for five years.”

Thus Grom gelato was born, and in just four years, not much time in traditionbound Italy, it outstripped the business plan and earned a name as one of the best. “Sensationally good,” one top food expert here has called it.

On Saturday, Grom opens its first shop in the United States, at Broadway and 76th Street in Manhattan, and it does so with some nervous questions:

Are Americans, whose tastes often tend toward the robust and even flashy, ready for a gelato created almost like the subtle wines the Piedmont region here is famous for?

And maybe more to the point, will they pay the matching price, starting at $4.75 for a small cone?

“You have this culture — big, big in everything,” Mr. Martinetti said. “In Italy, there is sort of a different way.”

“But I think when you taste this ice cream, it’s more fresh,” he said. “It’s more natural. I am an optimist.”

He was speaking, in a white lab coat and a hairnet, in Grom’s factory near the Turin airport, pint-size but big enough to supply the nine existing shops in Italy and five more, including New York’s, in the works.

The company’s whole way of being was on display. Five workers were slicing spring strawberries for sorbet, made only with San Bernardo mineral water from Piedmont. Mr. Martinetti was surrounded by boxes of high-grade Ecuadorean and Venezuelan chocolate, hazelnut paste from Piedmont and Madagascar vanilla.

Into a huge steel vat, workers had just poured several cases of $30-a-bottle Spanish sherry for one flavor, Málaga, otherwise made of milk, organic eggs and sugar. (Raisins would be added later.) Mr. Martinetti dunked a lowly plastic cup into the vat and poked his nose in as if it were a glass of his family’s Barolo.

He sniffed, then tasted. It is pretentious to say about ice cream, but maybe the best word — apart from “delicious” — would be “balanced,” with each ingredient nicely playing off the others rather than one shouting over the rest.

“It’s what I look for in wine and ice cream,” Mr. Martinetti said, shucking off any high-mindedness by noting, too, that Coke’s sweetness wouldn’t work if it weren’t balanced by citric acid.

“I don’t want to say it’s the best ice cream,” he added, though clearly that is his ambition. “But it’s very serious. It’s made in a serious way.”

That seriousness is reflected in the price, which is significantly higher than those of his competitors. Il Laboratorio del Gelato, on the Lower East Side, which also makes fresh, high-quality gelato, charges $3.25 for a small serving of two flavors, $4.50 for medium and $5.75 for large. Grom’s medium will go for $5.75, the large for $6.75. Grom’s “huge” size — not a very Italian concept, although it is available here, too — will cost $9.

“It’s a different approach,” said Mr. Grom, 34, a business executive before settling in full time at Grom two years ago. “We hope the clients will accept the idea and understand. For sure we don’t sell quantity. We sell quality.

“We think New York is ready.”

Indeed, New York has no shortage of either high-quality ice cream or gelato — the Italian version, which is lower in butterfat and whipped with less air than American ice cream.

Jon Snyder, the New York gelato guru who owns Laboratorio and who also created and sold the Ciao Bella chain of gelato shops, said that although Grom’s price is higher, New Yorkers may well pay it if the product is good enough.

“In New York and certain cities, you can almost charge what you want,” he said, though he added that his own prices reflect the fact that his retail customers are not quite so well-heeled. “If you have a quality product, people will come and buy it.”

Though he travels to Italy often, he said he hasn’t yet tried Grom here and is “looking forward” to visiting the shop in New York to see how it stacks up.

“I’m so often disappointed with other people’s products,” he said. “It’s nice to see someone open and be impressed.”

In Italy — a nation of inherited wealth, tight family businesses and enterprise often stultified by bureaucracy — Mr. Martinetti and Mr. Grom stand out, quite apart from whether their gelato succeeds in New York.

Rather than depend on their parents, the two took out loans to start Grom on their own. And their growth here — with stores crowded by long lines in cities including Turin, Milan and Florence — is unusual for a concern open for such a short time. (It also says a lot about the difficulties of doing business in Italy that they found it more appealing to open a store in New York than in Rome, where they do not have a shop. They say they do not have the “right partners” even to attempt the far south — Naples, say, or Sicily.)

They also broke the mold here in how their shops get the gelato — a model that makes opening in New York, or anywhere else, less difficult than it might have been.

Normally, Italian gelaterias contract with ingredients suppliers, then mix and whip the gelato on site according to their own recipes. Mr. Martinetti and Mr. Grom came up with a different model by chance: the ice cream maker in their first shop, here in Turin, was hurt in a scooter accident, and Mr. Grom and Mr. Martinetti, both still working their other jobs, were forced to make the gelato themselves at night. They did not sleep much.

With plans to open other stores, they realized that their margin for the unexpected was thin. Another accident or sickness by any individual ice cream maker could close down a shop. So they decided to centralize.

Now the liquid base for all their flavors — 20 a month, changing as different fruits come into season — is made entirely at their little plant here, frozen in bags and shipped off to each shop. There it is thawed, whipped and frozen again, with final ingredients like raisins or chocolate chips added at the end.

This gives them complete control over the gelato’s quality — something Mr. Martinetti approaches with such orthodoxy that even his father, an obsessive high-end wine maker, calls his son “a Taliban.” To ensure that they get the best fruit, they have bought a vineyard near Turin and are uprooting the vines to plant their own strawberries, melons, apricots, peaches, raspberries and figs.

For anyone who might puzzle over the name Grom, it is neither a marketing concept nor a cute acronym starting with “gelato” and ending in “mangiare.” It is simply Mr. Grom’s surname, reflecting the winemaking tradition of putting the family name on the label.

Just before their first shop opened in 2003, Mr. Martinetti surprised Mr. Grom by insisting that the business be named after him. Mr. Grom claims he was terrified, but Mr. Martinetti coolly reasoned that his own name was already on his family’s wine label.

“When you make top-quality food, you have to put your name on it,” Mr. Martinetti said.


Tuesday, May 01, 2007

Questa non mi era mai successa

Sabato sera e' successa una cosa veramente incredibile! Per la prima volta nella mia vita una donna ha fatto il diavolo a quattro per pagarmi la cena... lo so, lo so adesso tutte le donne che leggono mi daranno del maschilista, ma fatemi finire, prima di giudicare.

Forse sono un po' all'antica, ma l'educazione che mi e' stata data e' di fare alla romana o di essere noi "maschietti" premurosi nel pagare il conto... non so che dire, non ero preparato a questo.

Sicuramente qualcuno stara' gia' pensando che da buon taccagno, quale sono, dovrei essere contento di questo... e in parte puo' essere vero. E' che in fin dei conti sono quello che qui negli US chiamano un "type A" character, se no non sarei qui a fare un MBA, visto che siamo tutti dei "type A", e in quanto tale risulta difficile accettare l'evento!

... pero' sono favorevole ai cambiamenti; come in tutte le cose bisogna solo allenarsi, per cui, se c'e' qualcun'altra disposta ad offrire cena, fatemi sapere!

il Vostro bugia nén

Friday, April 27, 2007

No cry? No party!

Tranquilli non e' una nuova pubblicita' della Martini. Leggete questo articolo dal Corriere... dopo che avrete letto, vi chiederei di rispondere a questa domanda: se soffriste di depressione, come vi sentireste in un locale del genere, sapendo che il piangere e' diventato un trend, una "moda"?

27 aprile 2007
Nuove tendenze del «go clubbing» mondiale
No piangi? No party

Dall'Oriente sbarcano in Europa ed in Usa i «crying clubs»,locali dove si beve e si piange, chi per stress chi per tendenza

MILANO- Avete in programma un viaggio in Giappone o una visita a Londra? Preparate i fazzoletti. Ma a farvi piangere non saranno i prezzi folli delle due città (fra le più care al mondo) bensì i «tears parties», feste ad alto tasso lacrimevole organizzate nei «crying clubs», dove (come dice la parola stessa) si va apposta per singhiozzare, da soli o in compagnia, senza badare al trucco che si scioglie o alla faccia stile tavolozza di un pittore ubriaco.

GIAPPONE, LACRIME PER TUTTI I GUSTI-Nata nella terra del Sol Levante per aiutare gli uomini d’affari orientali a superare lo stress da superlavoro, la «tear therapy» (o terapia della lacrima) ha conosciuto un vero e proprio boom negli ultimi mesi, tanto che sono nati locali come il «Minnade Nako Kai» di Kyoto e il «Lachrymal Gland Club» di Sendai dove piangere in libertà, insieme agli amici o in beata solitudine, magari guardando un bel film strappalacrime in una delle stanze che si affittano per 1000 yen (l’equivalente di 6 euro). Chi, invece, preferisce un bel libro, può scegliere il lacrimevole Crying for Love at the Heart of the World, che racconta la storia d’amore di una ragazza malata di leucemia e che ha già fatto piangere più di tre milioni di giapponesi, diventando il caso letterario di tutti i tempi e contribuendo al proliferare di librerie specializzate in volumi dalla lacrima facile.

CINA, DAL «MANGIA E BEVI» AL PIANGI E BEVI- Nella vicina Cina, invece, spopola il «Nanjing Bar», dove bere e piangere allo stesso tempo. E nel caso la lacrima non arrivasse, dei vassoi di cipolle e peperoncini rossi sono pronti all’uso. In Estremo Oriente il «crying boom» è dunque diventato una vera e propria industria, con un giro d’affari milionario e un interesse trasversale, visto che le lacrime non conoscono età o condizione sociale.

LONDRA, LACRIME ALLA MODA- In Europa, invece, il trend è più modaiolo e non poteva che essere Londra la culla del «lacrimoso» fenomeno che ha rapidamente conquistato centinaia di persone. Sono, infatti, quasi 300 quelle che ogni ultimo martedì del mese si danno appuntamento al «Loss» (http://www.thelasttuesdaysociety.org/?cat=4) per celebrare miseria, malinconia e tristezza in una cornice neo gotica (merito dei candelabri sparsi in ogni dove) che evoca cupa disperazione. In pratica, ci si ritrova al «Loss» per piagnucolare in santa pace sorseggiando un drink, mentre la visione di splendide ragazze (s)vestite in stile burlesque (con tanto di lacrimuccia disegnata a matita) indurrebbe a ben altri pensieri, niente affatto tristi. Ma per quelli non è serata. Spiega Victor Wynd, ideatore dei «martedì del pianto», al londinese Daily Mail:«Non sopporto le feste dove tutti devono divertirsi per forza, preferisco starmene seduto in un angolo e dare sfogo alla mia depressione. Noi inglesi siamo un popolo piuttosto malinconico, eppure cerchiamo sempre di forzare la nostra natura, ostentando una gaiezza che, in realtà, non proviamo. Queste serate vogliono perciò essere un antidoto alla ricerca ossessiva della felicità».

USA, LA «RETE» DEL PIANTO-La febbre del pianto ha contagiato rapidamente anche la rete ed è sbarcata negli Stati Uniti grazie a www.cryingwhileeating.com, sito specializzato in video e foto dove si piange mangiando (c’è pure l’indicazione del menù accanto ad ogni clip) e bisogna anche spiegare il perché, con motivazioni che vanno dal «riscaldamento della Terra» al «non essere mai stati in Sicilia», fino «all’indimenticabile fine di Titanic». Non facesse piangere, ci sarebbe quasi da ridere. Intanto, fra una lacrima e l’altra, il sito ha raggiunto punte di 12 milioni di visitatori e si può persino votare il videomessaggio lacrimoso preferito.

PIANGERE FA BENE- Ma il potere terapeutico del pianto è stato teorizzato anche dallo psicologo sperimentalista Alex Goetz: «Le lacrime hanno una grande importanza», ha spiegato lo studioso al Daily Mail, «perché segnalano che si è raggiunto un livello tale di stress da compromettere il nostro stesso benessere, quindi non si può fare altro che lasciarle scorrere».

IN ITALIA- Il piagnone, soprattutto se maschio e a maggior ragione in pubblico, imbarazza ancora parecchio. E in attesa di sdoganare il «pianto libero» anche da noi, non resta che buttarsi sui dvd strappalacrime, con una scorta di fazzoletti di carta e una scatola di biscotti al cioccolato.

Saturday, April 21, 2007

... e il primo anno se n'e' andato

Ieri sera abbiamo festeggiato la fine del primo anno! Ora non ci rimane che sostenere gli esami... ma diciamo che nessuno pare particolarmente preoccupato, come potete vedere dalle foto del party!

Che dire, il tempo e' letteralmente volato... ci siamo conosciuti, amati, odiati, rappacificati, siamo diventati un po' piu' adulti, pur volendo rimanere dei ragazzini.

E permettetemi, ma chi vorrebbe crescere, quando possiamo ancora rimanere spensierati e divertirci come se fossimo ancora al liceo?


il Vostro bugia nén

Wednesday, April 18, 2007

Guida culinaria - Capitolo II

Mi sembra doveroso riportare una breve recensione sulla pizzeria che ho sotto casa, qui a New York. Direi una delle migliori pizzerie in cui sia mai stato.

Il locale si chiama Sezz Medi' e si trova tra la 122 e Amsterdam. E' gestito da italiani e la qualita' e' decisamente superiore non solo alle pizzerie fuori dai nostri confini, ma direi anche a molte pizzerie nostrane... insomma, una vera pizza napoletana.

La varieta' del menu' e' abbastanza elevata, come da richieste degli indigeni, ma senza finire in alcuni eccessi tipo la pizza all'ananas, che veramente poco hanno del nostro gusto mediterraneo. La pasta della pizza e' ottima, la mozzarella, specialmente quella di bufala, fantastica.

Il menu' comprende anche un assortimento di carni, che non sfigurano di fronte alla pizza.

La carta dei vini e' varia e sufficientemente ben assortita, ma la perla sta nella Moretti rossa, una rarita' anche in Italia.

Concludo con un suggerimento sfizioso: come dolce, lasciatevi tentare dalla focaccia alla nutella... una vera libidine.

Servizio: 4 stelle, cibo: 5 stelle, vino/birra: 3 stelle, per un totale di 4 stelle.

Sunday, April 15, 2007

Weekend nelle Catskills


E' un po' che non scrivo, quindi mi pare il caso di farvi sapere che sto bene e sto passando un periodo veramente sereno della mia vita... che dire sono felice! Ho deciso, per un po' di tempo, di mettere da parte il mie manie di iper-attivismo e di concentrarmi sul mio benessere, occupandomi solo dello stretto indispensabile. Risultato, lo studio e' concentrato sulle materie a cui sono interessato, lasciando da parte quello che mi interessa di meno, mentre il tempo libero e' dedicato al relax: corse al parco, weekend fuori citta' e simili.


Non a caso, questo weekend con alcuni amici siamo andati nelle Catskills, zona collinare/montuosa a circa due ore di macchina a nord di New York. Abbiamo affittato due chalet e ce la siamo spassata della grossa. Il tutto condito con passeggiate, salutari mangiate e svariate ore passate in iacuzzi all'aria aperta, dove la temperatura dell'acqua e' mantenuta costante intorno ai 45 gradi, cosi' che anche di notte ci si puo' tranquillamente farsi cullare dai getti d'acqua della vasca (come potete vedere nella foto). Diciamo che ci siamo trattati da signori!


il Vostro bugia nén

Wednesday, March 28, 2007

Quando non si sa piu' che fare...

Ho appena letto sul Corriere questo articolo: fenomenale!
Prima leggete e poi andate a vedervi il video (cliccate su "video" per essere reindirizzati).

Impresa di uno spericolato sciatore in una stazione del metrò
A 50 km all'ora sulla scala mobile di Londra
Il filmato della discesa compiuta lungo i 60 metri di un tapis roulant. «Ha messo a rischio l'incolumità dei paseggeri»
LONDRA – Quando uno ha fretta, ha fretta! E così, un passeggero impaziente della metropolitana londinese ha deciso di battere le code buttandosi giù da una scalinata della “tube” con gli sci, e raggiungendo i 50 chilometri orari. Il ragazzo, ancora non identificato ufficialmente dalla polizia, si chiamerebbe Arild e sarebbe un turista norvegese, esperto di snowboard. Con una telecamera attaccata all’elmetto, lo sciatore urbano si è filmato prima mentre saliva lungo la scala mobile della fermata di “Angel”, la più lunga d’Europa con ben 60 metri di “pendio”, e poi mentre scendeva, ad una velocità impressionante. Nel video si vede come lo “sciatore pazzo” si porta gli sci tra le braccia, fra la più totale indifferenza degli altri passeggeri, poi li indossa in cima alla scala mobile e poi si butta giù, con tanto di applausi a fine discesa da parte di altri passeggeri ammirati.
Nell’audio del filmato si sentono i respiri profondi di Arild prima del lancio lungo la scalinata, e poi anche qualcuno che gli grida “ehi, ehi”, ma lui si è già gettato e, arrivato in fondo, scambia anche qualche battuta con il “pubblico”. Il filmato, messo su YouTube, è stato uno dei più cliccati ed è stato visto da più di 100mila persone, ma la polizia dell’underground londinese non ha gradito lo “stunt”. “Si tratta di un numero da scavezzacollo che ha messo in pericolo non solo la vita di chi ha fatto questa pazzia, ma anche quella di altri passeggeri”, ha tuonato il portavoce della British Trasport Police.
In realtà, la scalinata in questione era stata “liberata” da potenziali ostacoli dagli amici di Arild, che avevano avvertito gli altri passeggeri di tenersi alla larga. Un portavoce della tube ha chiesto una “pena esemplare” per il giovane sciatore, ma la polizia ha fatto sapere che il filmato sarebbe stato girato più di un anno fa, il che pone il norvegese fuori dalla giurisdizione delle forze dell’ordine che hanno un massimo di un anno per arrestare qualcuno per un numero del genere. “Se ci fossero stati feriti o danni alla struttura, avremmo potuto ancora prenderlo”, ha commentato un ufficiale della polizia, “ma così non possiamo farci nulla”. La polizia ha però chiesto al ragazzo di farsi avanti perché vorrebbero “chiarire con lui alcuni concetti sull’uso della metropolitana”.

Thursday, March 22, 2007

Ancora sul ritorno delle mega-holding

Leggo oggi sul Wall Street Journal che la quotazione in borsa delle aziende di private equity puo' avere altre interessanti implicazioni, oltre a quanto ho gia' raccontato qualche giorno fa.

I partner di queste aziende guadagnano cifre oltre i $100 milioni all'anno... una enormita', chiaramente. Con una partnership privata di questo tipo non c'e' incentivo a lasciare i profitti nell'azienda, quindi i proprietari si pagano buona parte dei profitti a fine anno. Ora, pero' se l'azienda e' quotata, i partner, pur soci di maggioranza, non ne sono piu' proprietari unici e il mercato non sarebbe particolarmente felice nel vedere buona parte degli utili finire nelle tasche del management, pur se socio di maggioranza. Possiamo quindi attenderci che ci sia un taglio significativo a questi super stipendi.

Sembrerebbe che i partner perdano in ricchezza personale... ne siete proprio sicuri? Verifichiamo con un esempio pratico: supponiamo uno stipendio di $109 milioni nel 2006 e che per il 2007 venga ridotto a $9 milioni (una bella cifra comunque). I $100 milioni risparmiati finisco a utile, che, dopo tasse al 35% circa, aumenta di $65 milioni. Diciamo che l'azienda abbia 5 partner paritetici al 18% e il 10% sia scambiato sul mercato, l'utile cresce di $325 milioni (65 per 5). Se il titolo quota a 18 volte gli utili (media attuale di tutti i titoli quotati a Wall Street, ma la media del comparto parrebbe essere tra 25 e 30 volte), i $325 milioni di utili aggiuntivi si tradurrebbero in una crescita di capitalizzazione pari a $5.8 miliardi (325 per 18), ossia $1 miliardo circa in piu' per ogni partner, ... che cosa pensate faranno questi signori?

Le magie della finanza... almeno da una prospettiva di breve periodo, pensate al valore del denaro oggi e tra un anno! Vi lascio con questo dubbio.

il Vostro bugia nén

Monday, March 19, 2007

Dove c'e' Barilla, c'e' casa

Per uno dei corsi che sto seguendo questo semestre, mi tocca lavorare su un caso aziendale, che riguarda la nostra amata Barilla. Non credo sorprenda nessuno sapere che e' il primo produttore mondiale di pasta... la cosa interessante pero' sono alcuni dati che leggo dalle tabelle allegate all'analisi che dobbiamo svolgere. Sono un po' vecchiotti, ma danno un senso interessante dei consumi di carboidrati in Italia.

Il consumo medio annuo di pasta pro capite e' di 17.8 kg all'anno (media europea a 5.2 e la Grecia seconda per consumi con 6.2). La cosa non dovrebbe sorprenderci, quello che mi ha colpito e' senz'altro la differenza tra noi e tutti gli altri! I nostri consumi sono doppi se non tripli rispetto a tutti gli altri.

Ma ora, vi voglio stupire: ho fatto un breve conto di quale dovrebbe essere il mio consumo annuo di pasta. Ci sono 52 settimane all'anno e pranzando 2 volte al di' fa 14 pasti a settimana. Ora, sono totalmente dipendente dalla pasta, e prendendo a spunto la mia "dieta attuale", mangio riso 2 volte a settimana, panino 2 volte e 1 volta (tipicamente cena al ristorante) non mangio pasta. Tradotto: mangio 9 volte a settimana la pasta, ossia 468 volte l'anno. Arrotondiamo per difetto a 420, per tener conto di deviazioni impreviste dalla media. Un pacchetto da mezzo chilo mi dura 3 pasti (1 chilo consumato ogni 6 pasti) e magia magia, dovrei consumare circa 70kg di pasta all'anno (quasi 4 volte piu' della media nazionale).

Lo so, lo so, sono il solito esagerato! Ma volete mettere un bel piatto di agnolotti al sugo d'arrosto?

Saturday, March 17, 2007

Gelo e la festa di San Patrizio

Fino all'altro ieri sembrava di essere in primavera inoltrata. Temperature sui 20 gradi, sole, la gente che improvvisamente si affrettava a svestirsi dei panni invernali, per assaporare il tepore che popolava le vie di New York.

Invece, come gia' successo a inizio gennaio, in men che non si dica siamo tornati sotto zero, sommersi da una tempesta di ghiaccio e neve, che ha portato non pochi disagi in citta' e la cancellazione di circa 1400 voli nei tre aeroporti principali. Non male, per essere il 16 di marzo!

Ora la situazione sembra tornata alla normalita' e una seconda tempesta, in arrivo nella serata, parrebbe essere scongiurata. La sveglia me l'hanno data di buon ora i mezzi che stanno lavorando per ripulire strade e marciapiedi in tutta la citta'. Un baccano esagerato... ora che ci vivo, vi posso spiegare perche', come dice la canzone, questa citta' non dorme mai: e' il rumore continuo in strada di clacson, sirene, martelli pneumatici e quant'altro che non ti lascia dormire.

Intanto la comunita' irlandese si appresta a festeggiare il suo Santo patrono: San Patrizio. Prima di pranzo partira' la famosa parata sulla 5a strada (i miei amici americani mi dicono essere molto bella, se foste interessati a saperne di piu', eccovi il link http://www.saintpatricksdayparade.com/NYC/newyorkcity.htm).

Ora vi lascio, che tento di andare a finire di correggere i compiti di economia: ne ho 60 e mi sto smarronando come non mai.

il Vostro bugia nén

Friday, March 16, 2007

Il ritorno delle mega-holding?

I mercati finanziari sono cambiati molto in questi anni e parrebbe si siano evoluti, almeno quanto a sofisticazione delle soluzioni studiate e proposte dalle varie case d'affari. Diciamo che in parte sono sostenitore di questa teoria, se non altro per esserne stato testimone, dal punto di vista lavorativo, durante i 3 anni passati a Londra.

Ora pero' leggo il seguente titolo sul Wall Street Journal: "Private-Equity firm Blackstone plans to sell stake to public". Riporto lo spezzone iniziale dell'articolo:

March 16, 2007 3:34 p.m.
NEW YORK -- Blackstone Group, a private-investment powerhouse that has managed more than $64 billion, is deep into preparations to sell a stake to the public and could file plans for an IPO in the next two weeks, a person familiar with the matter said Friday.
An offering would further the move of long-secretive private equity and hedge funds into the stock markets and give investors another way to tap into those funds' heavy fees and exploding growth.
Blackstone may sell about 10% of its management company in the offering, which could raise around $4 billion, the person said. The offering -- which would follow the IPO of hedge fund manager Fortress Investment Group in February -- could come to market in two to three months, the person said.


Insomma, i fondi di private-equity stanno pensando alla quotazione in Borsa. Di primo acchito direi che sarebbe un aspetto positivo, in quanto i maggiori controlli e i regolamenti, a cui le societa' quotate sono sottoposte, migliorerebbero la trasparenza dei fondi a beneficio degli investitori. In fin dei conti i fondi pensione sono tra i principali investitori nel private-equity (non in Italia, visto che e' vietato ai fondi pensione italiani investire in questo tipo di fondi, perche' considerati troppo speculativi), dunque e' abbastanza importante che i risparmi per la vecchiaia siano amministrati non solo con oculatezza, ma con estrema trasparenza delle pratiche adottate.


Se questo e' un chiaro fattore positivo, ritengo pero' ci siano alcune domande che, al monento, non trovano risposta. L'anno scorso il volume di Merger & Acquisition derivante da operazioni di private-equity ha rappresentato circa il 30% del totale e quello che tipicamente succede e' che l'azienda, oggetto di acquisizione da parte di questi fondi, viene ritirata dal mercato. I sostenitori del sistema, ritengono che il fatto positivo del private-equity vada ricercato nelle prospettive di ottimizzare la performance dell'azienda acquistata, visto che l'investimento e' fatto con ottica di medio-lungo periodo, mentre il mercato mira solo al ritorno nel breve. In aggiunta, visti i costi sempre piu' elevati per rispettare le rigide normative americane in fatto di societa' quotate (Sarbannes-Oxley in primis), procedendo al delisting dell'azienda acquistata, si possono ottenere sensibili risparmi di gestione, non essendo piu' soggetti a tale regolamentazione.


Ma allora, perche' quotare il fondo, ossia la holding di partecipazioni o management company, che dir si voglia? Non metto in dubbio che possa sfuggirmi qualcosa, ma mi pare di trovarmi di fronte ad un ossimoro.


Stiamo tornando agli anni 70-80 con le grandi corporation che diversificavano dal business primario, investendo in attivita' tra le piu' disparate, diventando delle holding company (le grandi conglomerate)? Esperienza dice che i piani industriali risultano di piu' difficile comprensione agli investitori; l'azienda tenta di diversificare i rischi legati ai cicli economici, ma, essendo meno efficiente di un investitore (l'investitore deve solo modificare l'allocazione di risparmio su diversi strumenti finanziari, mentre l'azienda deve acquistare e gestire attivita' disparate), finisce per generare risultati inferiori a quanto l'investitore otterrebbe per diversificazione diretta del suo portafoglio: risultato se le aspettative sono inferiori, il titolo tratta a sconto, a scapito dell'investitore. Gli anni 80 ci hanno insegnato proprio questo e abbiamo assistito a battaglie acerrime tra azionisti e manager, con la sostanziale vittoria dei primi, tant'e' che oggi il numero di conglomerate si e' sensibilmente ridotto.


Non pretendo di dare risposte, espongo i miei pensieri e sollevo i miei dubbi. Se qualcuno volesse contribuire, il libero scambio di pensieri e' ben accetto su questo blog. Fatemi sapere e pubblichero' le vostre considerazioni.


il Vostro bugia nén

Thursday, March 15, 2007

Adesso mi sento preso in giro

Mi sento preso in giro... mi e' stato detto che non condivido abbastanza di me, che sono troppo riservato. Beh, tanto per smentire qualcuno, condivido un po' i miei pensieri su un fatto di questi giorni.

Alcuni miei compagni di corso lavoreranno quest'estate per organizzazioni no profit. Ottimo, uno direbbe a primo acchito. La cosa, pero' e' che questi miei compagni vorrebbero anche avere uno stipendio. Va bene, in fin dei conti, qui tutti ci siamo indebitati in qualche modo per poter pagare la retta universitaria e questi ragazzi tenteranno di salvare il mondo... tanto per rimanere, come sempre, coi piedi per terra. Quindi sembrerebbe giusto fare raccolta fondi per pagare questi poveretti.

Abbiamo un obiettivo, raccogliere $60,000, ossia l'uno per mille delle tasse universitarie pagate ogni anno alla scuola! Una cifra irrisoria, che, in quanto il programma no profit e' sponsorizzato dalla scuola, dovrebbe essere dedotta direttamente da quanto paghiamo per gli studi. Invece no, e' cifra che dobbiamo racimolare con donazioni da parte nostra.

Non voglio fare il taccagno, anche perche', se si tratta di donare per buona causa, non mi tiro indietro; e' solo che non sopporto piu' questa estorsione di denaro continua, per delle puttanate... scusatemi il termine, ma questa volta sono veramente furibondo. Ho dovuto versare la mia quota di un centinaio di dollari, solo perche' il mio lavoro e' pagato talmente bene che sarei un bruto, un crudele se non aiutassi i miei poveri compagni, che sono delle persone tanto piu' brave e sensibili di me. Il fatto, pero', che dovro' affrontare sacrifici e dimenticarmi quasi completamente di avere una vita privata, quando lavorero', ovviamente non interessa per nulla ai miei tanto piu' bravi compagni, che vogliono cambiare il mondo! Se pero' queste persone si dessero da fare, come tanti altri buoni cristiani fanno nella loro vita e lasciassero che la Chiesa si occupasse di opere di carita', io credo che il mondo sarebbe un posto migliore. Se non altro un po' meno ipocrita.

Scusatemi per queste frasi, ma, per una volta, dovevo sfogare i miei pensieri. Pensando in positivo, come qualcuno mi ha insegnato, con 100 dollari mi sono sbarazzato di alcune persone. Da questa sera e' come se non esistessero piu': ho pagato la liberta' di non dover avere piu' nulla a che fare con loro.

Seccato
il Vostro bugia nén